
SAB 07 NOV — H 16:30 / 18:00
Salone d’Onore, Castello del Valentino
Il museo oltre il museo: migrazioni, patrimonio urbano e infrastrutture sociali a Torino
DIBATTITO
A cura di Silvia Aru e Luca Ramello (DIST)
Le migrazioni non sono un’eccezione nella storia delle città: sono uno dei processi ordinari attraverso cui le città crescono, cambiano, si reinventano. Torino lo sa bene e la rete Porta delle Culture lavora da anni per rendere visibile questa storia e trasformarla in patrimonio condiviso. Il progetto si chiama Museo Diffuso delle Migrazioni: non un edificio, non una collezione, ma una rete di relazioni sociali, itinerari urbani, memorie e pratiche di comunità che permeano la città. Un’infrastruttura sociale, prima ancora che culturale. Ma quale forma può assumere un museo di questo tipo? I suoi percorsi raccontano le migrazioni di ieri o quelle di oggi o sono il filo che le connette? E quando una rete di relazioni sceglie di assumere una forma istituzionale, cosa guadagna e cosa rischia di perdere?
A queste domande prova a rispondere una tavola rotonda che riunisce chi il progetto lo sta costruendo e chi studia il rapporto tra città, patrimonio e migrazioni.
Con la partecipazione di

Silvia Aru
DIST – Università degli Studi di Torino
Professoressa associata di Geografia politica ed economica presso il DIST – Università di Torino. Si occupa di processi e politiche migratorie, mobilità e giustizia socio-spaziale, con particolare attenzione ai territori di confine e, più recentemente, ai casi di Oulx e Ventimiglia. Attraverso metodi prevalentemente qualitativi, indaga le pratiche di mobilità e le loro relazioni con politiche, infrastrutture e trasformazioni socio-spaziali, considerando anche le tracce materiali e immateriali connesse a tali processi. I suoi interessi comprendono inoltre le mobilità internazionali studentesche. Ha maturato esperienze di ricerca internazionale, tra cui una Marie Skłodowska-Curie Fellowship presso l’Università di Amsterdam. È co-direttrice della Rivista Geografica Italiana e membro del Direttivo dell’Associazione dei Geografi Italiani (AGeI).

Luca Ramello
DIST – Politecnico di Torino
Dottorando in Urban and Regional Development al Politecnico e all’Università di Torino. Formatosi in studi mediterranei tra Venezia, Montpellier e Sousse, dal 2022 svolge ricerca tra Tunisia e confine alpino sulle frontiere europee e oggi studia il regime dei visti Schengen da Tunisi, come ospite del Border Studies Research Group dell’Université de Sousse. Ricercatore e mediatore interculturale con OnBorders, ha collaborato con il Forum Tunisien pour les Droits Économiques et Sociaux e scrive per Melting Pot Europa. Ha pubblicato su Revue Ibla, Dossier IDOS e Rivista Geografica Italiana.

Emanuele Maspoli
Porta delle Culture
Fondatore e gestore per trent’anni del Centro culturale di vacanza “Il lato azzurro a S.Erasmo”, Venezia. È inoltre collaboratore da 15 anni di Viaggi Solidali, per cui organizza itinerari e accompagna gruppi in Marocco. Su Marocco e migrazione ha scritto La loro terra è rossa e Torino è Casablanca, una piccola guida della Torino marocchina. Per dieci anni ha collaborato con la rivista Una città, scrivendo Lettere dal Marocco e tuttora collabora saltuariamente alla rivista Gli asini. In passato si è occupato di nonviolenza attiva e di America Latina, pubblicando Ignacio Ellacuria e i martiri di San Salvador. Nel 2021 con Marina Panarese, Mariella Allemano, Rosa Maria Maspoli e Younis Tawfik ha costituito la rete Porta delle culture, per un museo delle migrazioni a Torino.

Cecilia Pennacini
Università degli Studi di Torino
Professoressa ordinaria di Antropologia culturale presso il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino. Dal 1988 conduce ricerche etnologiche in Africa centro-orientale nell’ambito della Missione Etnologica Italiana in Africa Equatoriale, che ha diretto dal 2004 al 2019. È autrice di numerosi volumi e articoli scientifici, ha lavorato a lungo per la RAI, ha realizzato documentari etnografici e curato esposizioni temporanee. Dal 2017 dirige il Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Ateneo torinese e dal 2023 è presidente dell’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza. È socia dell’Accademia delle Scienze di Torino e nel 2020 ha ricevuto il Premio Sangiorgi per la Storia e l’Etnologia dell’Africa dell’Accademia dei Lincei. Dal 2025 coordina il progetto SAIMP – Strengthening African Italian Museum Partnerships – dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.

Francesco Vietti
Università degli Studi di Torino, antropologo, fondatore del progetto Migrantour
Antropologo dell’Università di Torino. Si occupa di mobilità e patrimonio culturale, con particolare attenzione agli ambienti urbani e alla città di Torino. Ha svolto ricerche in Europa orientale e nel Mediterraneo sul nesso tra migrazioni, turismo e trasformazione urbana. Dal 2009 coordina il progetto europeo “Migrantour. Intercultural Urban Routes”. Tra le sue pubblicazioni recenti, Unexpected Encounters. Migrants and Tourists in the Mediterranean (Berghahn books, 2024).

Francesca Guerisoli
Curatrice, docente
Arte contemporanea e museologia radicale (2023)
Storica e critica dell’arte contemporanea, affianca alla pratica curatoriale incarichi direttivi in musei e fondazioni e l’attività didattica presso l’Università di Milano-Bicocca. La sua ricerca indaga il rapporto tra arte e dimensione sociale, la museologia del contemporaneo e le pratiche artistiche emergenti. È stata direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Lissone e dirige il Museo Diffuso di Lentate sul Seveso. Ha collaborato con la Fondazione La Quadriennale di Roma e da quindici anni cura la programmazione della Fondazione Pietro e Alberto Rossini. Scrive per Il Sole 24 Ore.
In collaborazione con
Porta delle Culture
Un centro culturale di fatto che, con il lavoro delle Associazioni operanti sul territorio e l’impegno di singoli interessati al tema delle migrazioni, si pone l’obiettivo di fare emergere e promuovere tutte quelle iniziative che concorrono alla definizione di un vero e proprio museo delle Migrazioni a Torino. Un museo che nasce dunque dal basso, dalle esperienze dei soggetti migranti e di tutti coloro che aiutano a realizzarne una narrazione.




